Velamare

Psicopatologia dell'andar per mare

cenni sui principali malesseri cui sono soggetti istruttori ed allievi del corso...

- SINDROME DEL "MA DOVE CAVOLO VANNO"

Questa interessante sindrome colpisce l'istruttore nei pressi di secche insidiose e scogli a pelo d'acqua.
Condizione scatenante è la presenza di allievi autonomi e saccenti, preferibilmente regatanti, che bellamente distanziano la barca-mamma ed affrontano i passaggi impegnativi con evidente sicurezza, meglio se bordeggiando di bolina.
Da dietro, con vista disassata, ogni virata fa venire un coccolone all'istruttore, i bordi paiono eterni e votati al sacrificio delle vite e dei mezzi.
Alla fine del passo candelieri, pulpiti ed ogni altra parte metallica dell'imbarcazione paiono magicamente lucidati, quasi consumati, come d'altronde lo sono pure i visi stravolti degli sfortunati allievi a bordo, vittime di ripetuti cazziatoni ad ogni minimo errore.
Luoghi privilegiati per osservare il fenomeno sono certamente il Passo della Piantarella, quello di Cecca di Morto ed i Monaci.

DECOMPOSIZIONE PROGRESSIVA DELLE PERCEZIONI OLFATTIVE ED INSORGENZA DELLA SINDROME DETTA "IO LA' SOTTO NON CI VADO"

Premessa indispensabile per il verificarsi del fenomeno è la presenza di equipaggi poco avvezzi allo stivaggio, preferibilmente di sesso maschile, giovane età, predisposizione al consumo di stuzzichini, aperitivi ed abbondanti beveroni.
Tutto trae origine da un accurato posizionamento dei viveri di genere decomponibile all'interno delle imbarcazioni. I prodotti, generalmente peperoni, melanzane, zucchine, cipolle, cacciotte e salamelle, vengono ammassati alla rinfusa all'interno dei gavoni, magari alternando strati di borsine di nylon e sacchi per la spazzatura.
Col passare dei giorni e seguendo la rotazione degli equipaggi, i cambusieri perdono gradualmente memoria di ciò che si cela nel profondo delle stive, di fatto abituandosi ad aprire solo i due o tre gavoni più comodi durante la navigazione.
Al settimo giorno, immancabilmente, si rilevano i primi sintomi; vittime sacrificali i soliti navigatori scesi sottocoperta per un punto nave. "Oh, ragaz, c'e' un odorino strano qua sotto" (navigatore educato) "Oh, cos'è sta puzza di merda? (navigatore scafato) Nessuno naturalmente se ne occupa ed il processo di fermentazione può procedere al meglio.
In serata i pistoni di vino provvedono alla completa occlusione dei seni paranasali, inibendo tutte le attività olfattive durante la notte. Ma con i primi calori del mattino la sindrome si sviluppa in tutta la sua tragica potenza. L'allievo-tipo si desta con il consueto circoletto alla testa, esce sudaticcio dal sacco a pelo, si trascina abbacinato fuori dal tambuccio, gli occhietti fessurati, e barcollante raggiunge prua e piscia. Se trattasi di allievo molto acquatico si regala anche un rapido tuffo prima che la fame abbia il sopravvento.
Al momento di rimettere la testa sottocoperta la cruda verità olfattiva trionfa. Le esalazioni mefitiche della salamella fermentata insieme ai peperoni nell'umido ambiente del gavone si miscelano perfettamente alla caciotta, formando un coktail mortale con i vapori che fuoriescono dai sacchi pelo, ormai definitivamente aperti e disposti a lasciar trapelare gli umori dei dormienti. A questo punto si registra una costante negli equipaggi colpiti dalla sindrome, ovvero la classica posizione detta "dell'avvoltoio".
L'allievo si posiziona astutamente in posizione sopraelevata, fruendo di ogni alito di benefica brezzolina e contemporaneamente controllando ogni movimento all'interno.
Il primo incauto che si affaccia al tambuccio si sente così apostrofare:" Buongiorno! Dormito bene? Mi passi un po' di roba così preparo la colazione?" In tal modo il fenomeno ha modo di perpetrarsi ancora per giorni, lasciato in secondo piano dalla frenesia delle manovre, falsamente mitigato dalla presenza del ventone, sino a giungere ad una forma di totale, temporanea, assuefazione. Ma alla prima entrata in porto, dopo una meravigliosa doccia calda, bagnoschiuma, vestiti quasi-puliti, presenze femminili occhieggianti, il bubbone non può che scoppiare.
E allora guai al cambusiere di turno!

MORBO DELLA "BARCA IN ORDINE"

Il morbo paranoide detto "barca in ordine" è uno dei pericoli più rilevanti dell'Andar per Mare, in grado d'intaccare duramente l'equilibrio psico-fisico degli equipaggi creando attriti e raffreddori.
Solitamente il malanno colpisce un singolo membro dell'equipaggio, generalmente di sesso femminile. Dopo qualche giorno di navigazione il soggetto attaccato incomincia ad introdurre frasi tipo: " Non possiamo vivere in questa merda"; "Guardate che così non si può continuare", ecc.
Di fronte all'inedia ed al disinteresse dell'equipaggio il malato prende l'iniziativa. In un crescendo d'interventismo gli sfortunati compagni si trovano sommersi da secchiate pre e post cena, colazione, spuntino, il culo costantemente a mollo durante i pasti.
Ogni briciola in pozzetto è atto colpevole e da reprimere. Il miele viene riposto al sicuro, troppo pericoloso da maneggiare. Il rito del caffè viene consumato in tragico silenzio sino al completo svuotamento della moka.
Guai alla frutta succosa, a chi consuma sottocoperta, a chi scende con le scarpe, a chi sale con le scarpe, a chi cammina sulla coperta bagnata, a chi.... sino a quando: " Oh, ma lo sai che ci hai rotto il *****"

ABULIA DA CAPOBARCA

Questo pericoloso malanno, che rischia di far ripetere il corso allo sfortunato allievo che ne soffre, colpisce i capobarca solitamente dopo alcuni giorni di navigazione, quando le aspettative dell'istruttore cominciano a farsi più pressanti, specie in presenza di condizioni di vento anomale, o troppo, o troppo poco, ovviamente in fase di manovra. Ottimi gli ormeggi in spazi ristretti dove l'altra barca è già ferma ed occorre mettersi a pacchetto. magari con due ancore afforcate. Ovviamente si manovra a vela perché l'altra barca (bastardi) ha fatto così.
Di fronte al pericolo-cazziatone i simpatici compagni si trasformano nei più efficenti esecutori mai visti; impossibile scucire loro un suggerimento positivo, un aiuto morale. Classica la domanda: "come la VUOI fare la manovra?" ovvero, io non c'entro, mo' son tutti cavoli tuoi....
E incomincia il penoso girovagare fra le barche alla fonda, cercando d'inventare un sistema tra un ostacolo e l'altro. Il tempo passa, l'istruttore si spazientisce. Il capobarca che incautametne ha tenuto la barra fra le mani si sente sommerso dai vari: "occhio all'ancora di quelli là", "cosa fai, viri o poggi?", "hai visto il bagnante?", ecc.
E' finita, l'abulia da capobarca colpisce senza remissione, il cervello si svuota, il cuore trullala, s'incomincia a sudare.... I più intraprendenti rischiano, e buttano lì un'idea di manovra, tanto per provare.
I suicidi invece fanno tutti la stessa cosa. Chiedono all'istruttore con disinvoltura: "Maaa.... diamo prima ancora di prua o di poppa?" "Tu cosa faresti?"
Spacciato (sich!)

 

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