GIAN LUCA GIULIANI

Polinesia

Una cronaca precisa e ricca di dettagli e informazioni utili per chiunque si rechi nella zona: un grazie speciale all'autore.

24/4 TAHITI
Giungiamo all'aeroporto di Papeete alle 4.30 circa. Nei giorni di arrivi internazionali, che atterrano tutti la mattina presto, autonoleggi, ufficio di cambio e deposito bagagli aprono alle 5. Decidiamo quindi di noleggiare un'auto per il giorno che trascorreremo a Tahiti, avendo notizie che i taxi sono parecchio costosi. La Europcar ci fa i prezzi pi˜ vantaggiosi e affittiamo tre utilitarie. Cerchiamo una sistemazione per la notte. Escludiamo gli ostelli che sono relativamente economici ma molto spartani e piuttosto sporchi. Alloggiamo al Matavai, un po' fuori cittý (15 minuti a piedi dal centro), sulla strada per l'aeroporto, non bello ma decoroso. Costa 12000 CPF la doppia, 15000 la tripla, 18000 la quadrupla. Pranzo al Retro, ristorante del Vaima Centre, o sui banchetti del vicino mercato. Nel pomeriggio, gita in auto lungo la costa di Tahiti: Lagoonarium, cascate di Faarumai, Pointe Venus e Trou de Souffleur di Arahoho. Nulla di speciale. Cena alle bancarelle del porto di Papeete: bistecche alla griglia e patatine o cucina cinese molto gustosa.

25/4 TAHAA
Riconsegna delle auto e partenza per Tahaa. Non ci sono problemi per i bagagli sui piccoli Airbus dell'Air Tahiti. Splendido viaggio, con vista delle isole dall'alto. E' il primo assaggio di Polinesia e comincia bene. La Moorings ha un pullmino, con il quale viene a prenderci in aeroporto. Troviamo in barca le provviste richieste dall'Italia e inoltre, nonostante sia domenica, Ë aperto anche il piccolo market del marina. Non vende prodotti freschi (pane, frutta, verdura), che devono essere acquistati in paese, dove il market Ë aperto fino alle 11. Molto cortesi alla Moorings, ma le barche sono male equipaggiate come stoviglieria e una Ë anche vecchiotta e piuttosto scadente dal punto di vista velico: piccola randa con rollaranda, comoda ma inadeguata al vento (scarso) che troveremo. Il briefing Ë molto esauriente, preciso e rapido e ci consente di partire giý nel primo pomeriggio. Decidiamo di passare la notte a Baia Hurepiti, dove ci si puÚ ormeggiare a 4 gavitelli. Nel percorrere la baia, occhio ai bassi fondali che si estendono dal lato N. La baia Ë tranquilla e ben ventilata. Non vi sono centri abitati e, per eventuali provviste, occorre andare al villaggio di Tiva (costa W di Tahaa, appena fuori dalla baia) con la barca o, a piedi, raggiungere Baia Haamene scavalcando un colle che cinge il fondo della baia, dal quale si ammira un bel panorama sulle due baie.

<26/4 BORA BORA
Spesa e sbarco dei rifiuti (non semplice, a Tahaa) a Tiva, quindi usciamo da Passe Paipai (molto agevole) per dirigere verso Bora Bora. Incontro con i delfini che stazionano spesso appena dentro la passe e giocano con noi. Vento moderato da N (15 nodi), che ci costringe a bolinare per Bora Bora (6 ore). L'unica passe di Bora Bora non presenta difficoltý, in quanto ben segnalata e con corrente modesta. Non facilissimo il riconoscimento dei due piloni per l'allineamento, ma il campanile della chiesa di Vaitape Ë un buon punto cospicuo, se servisse. L'ancoraggio nella baia di Vaitape Ë profondo e disturbato, per cui optiamo per i gavitelli disponibili (circa 15) nell'insenatura subito a N, davanti al Bora Bora Yacht Club. Il ristorante Ë grazioso ed il padrone simpatico ed affabile, ma piuttosto caro (come quasi tutto, in Polinesia): una cena 5-6000 CPF, un aperitivo quasi 1000. C'Ë il vantaggio che questo Ë l'unico posto di Bora Bora dove si puÚ fare una doccia sul piccolo pontile (se bevi o mangi) e, volendo, caricare acqua, con una manovra laboriosa che richiede una lunga cima (che non possediamo) e con un flusso dalla pompa che farebbe richiedere ore per riempire un serbatoio. A Vaitape si puÚ fare carburante, ma non c'Ë pompa dell'acqua e anche nel porticciolo a S non vi Ë modo di imbarcare acqua. Come calano il sole e la temperatura, i Polinesiani escono con le loro piroghe per allenarsi nell'equivalente del nostro jogging. Scene molto suggestive, nella cornice del tramonto.

27/4 BORA BORA
Andrea cattura una grossa aguglia, pescando a spinning, che non sappiamo se potremo mangiare, per via della ciguatera. Finirý che la impiegheremo come esca, con risultati deludenti. Decidiamo di esplorare la zona a W di Motu Topua. Il canale non Ë segnalato, ma basta seguire il colore dell'acqua, distinguibile senza difficoltý, a patto di partire dopo le 9, con il sole alto. In alcuni passaggi pi˜ stretti, basta un uomo a prua o sul boma per garantire sicurezza. Bell'ancoraggio diurno, a E di Motu Tapu, con acqua limpidissima e bella spiaggia, occupata fino alle 15 dagli ospiti del Club Med, che ha l'isola in affitto per i suoi barbecue. Dopo quell'ora, perÚ, l'isola Ë disponibile per tutti. Ci ancoriamo per la notte nella baia a S di Motu Topua, su un fondale sabbioso di 6-8 metri. Ci fanno da cornice una rigogliosa vegetazione e alcuni roccioni scuri vulcanici, dalla cima dei quali si gode una bella vista (ampiamente guadagnata per il sudore che si spreme per arrivarci). Belli i fondali per lo snorkeling. Avvistiamo la prima razza leopardo

28/4 BORA BORA
Partiamo alle 8, troppo presto per poter vedere bene il canale a S di Topua Iti, che ci consente di tornare nella laguna: il canale Ë stretto e non segnalato e abbiamo il sole negli occhi, per cui dobbiamo mandare avanti il dinghy per fare strada. Giornata di relax. Qualcuno va a Motu Tapu a fare il bagno, altri noleggiano uno strano triciclo biposto a motore (5500 CPF per due ore, sufficienti a fare il periplo dell'isola). In alternativa, si possono noleggiare auto e biciclette. Invece, risulta arduo dare la scalata al monte Otemanu (quasi 900 metri), che ci aveva tentato. E' necessaria una guida in quanto non vi sono sentieri segnati ed Ë molto facile perdersi. Inoltre, osservando il monte da tutti i lati, Ë difficile pensare di poter raggiungere la vetta senza arrampicare. Telefono: le schede si comprano ai Post Office e costano da 1000 a 5000 CPF. Buona distribuzione di cabine pubbliche e buona ricezione. Con 1000 CPF si parla 7-8 minuti con l'Italia. Per cena, organizziamo un barbecue, con ottimi filetti neozelandesi acquistati al market a 1000 CPF/kg.

29/4 BORA BORA
Partiamo per il "Paradise", come gli isolani definiscono la laguna ad E dell'isola. Bagno preliminare ad E di Teveiroa, bella baia con fondale chiaro ed acqua cristallina. Nel tratto a N di Bora Bora, nessuna difficoltý: si naviga a vista in acque profonde, poi il fondale risale repentinamente, fino a 3-4 metri. Arrivati ad un cardinale S, si vedono 5 palme isolate sul motu ad E ci si deve dirigere verso di esse, ignorando gli altri segnali, per circa 90ƒ (78ƒ magnetici), fino ad arrivare all'acqua profonda (6-8 metri), quindi si piega a SE, costeggiando il motu. Si passa vicino ai bungalows su palafitte di un hotel, quindi si prosegue su questa rotta per circa mezzo miglio, fino ad arrivare ad un moletto, da dove si puÚ puntare verso l'interno della laguna, in acqua profonda. Da qui si punta direttamente verso la laguna compresa tra Motu Piti Aau e Taurere. Eccellente ancoraggio in 3-4 metri di sabbia. Sembra di essere in un'enorme piscina e lo scenario circostante Ë incantevole. Con il dinghy doppiamo punta Faroone, quindi ci dedichiamo ad uno stupendo snorkeling, lungo la costa S di Taurere. Data la forte corrente da E, Ë consigliabile arrivare all'estremitý orientale della spiaggia (con i sandali ai piedi: la spiaggia Ë di coralli e conchiglie) e farsi poi portare dalla corrente verso il ritorno. Sicuramente il migliore snorkeling della Polinesia. Il resto del pomeriggio si passa in completo relax, a rincorrere un pesce palla che ci gironzola attorno e accetta con grazia il pane dalle nostre mani. Cominciamo a dar fondo alla farmacia. Andrea giý da tempo consuma cerotti e disinfettanti come piovesse, visto che ha preso la sgradevole abitudine di cozzare contro qualsivoglia sporgenza della tolda e, un'iniezione di Plasil di qua (Rossella, che sperimenta il brivido della prima puntura), una manciata di Imodium di lý (Maurizio), diamo un senso all'aver trasportato una quantitý ospedaliera di farmaci.

30/4 BORA BORA
Alba da sogno, che ci alziamo per fotografare. Del resto, la sveglia Ë sempre ad ore antelucane, anche perchÈ alle 18.30 fa giý buio e, a terra, non ci sono grandi occasioni di passare serate divertenti, quindi il ritmo Ë forzatamente questo. Rientriamo percorrendo a ritroso la rotta del giorno prima, con qualche difficoltý a distinguere il passaggio, basso ma navigabile (ca. 3 m) dalle zone troppo basse per il nostro pescaggio. Tappa al Lagoonarium, situato all'estremitý S di Motu Tupe. E' costituito da una serie di reti che cingono un breve tratto di laguna, entro il quale si puÚ nuotare in compagnia di squali, razze e tartarughe. Rinunciamo a tale ebbrezza per il costo che tale nuotatina comporta (4000 CPF). Spaghettata in barca con spettacolare vista su Monte Otemanu. Altra sosta poco oltre, a Baie Temahu, dove uno stretto istmo del Motu ci consente di attraversare, per portarci direttamente sul reef esterno (meglio attraversare con le scarpe, piuttosto che con i sandali, visto che i metri sono pochi, ma gli sterpi tanti). Torniamo alla laguna a W di Bora Bora e di corsa fino a Vaitape, dove sbarchiamo il dinghy con gli incaricati di cercare qualche pesce per la cena. Stavolta abbiamo una buona scorta di legna secca per accendere il barbecue e, nonostante qualche scroscio di pioggia, il nostro fuochista Marco organizza in breve un braciere scoppiettante sul quale arrostiamo tranci di tonnetto appena pescato, non senza qualche polemica sul giusto punto di cottura.

1/5 TAHAA
Partiamo di buon ora per rientrare: abbiamo quasi esaurito l'acqua e vogliamo fermarci alla Moorings per rifornirci prima di ancorarci a Tahaa (c'Ë una festa a Patio, la sera, e non vogliamo perdercela). Purtroppo, il vento da N, su cui contavamo per un'andatura spedita, cala di colpo e, a vela (specialmente con la nostra) non si riescono a raggiungere i 3 nodi, quindi ci dobbiamo sorbire una smotorata, con vele lasciate pi˜ per immagine che per reale utilitý. Per di pi˜, l'onda lunga dell'oceano miete vittime: Gloria, Rossella e Maurizio sono KO. Entriamo a Raiatea da Passe Rautoanui, che non presenta difficoltý, anche se Ë ben individuabile soltanto da molto vicino. Durante la navigazione abbiamo agganciato qualcosa con la lenza a traino, ma era probabilmente un pesce troppo grosso e ci strappa lenza e testarossa. Al marina Moorings non c'Ë nessuno, ma troviamo il modo di ormeggiare (Maurizio impeccabile, il Fede un po' meno) e di forzare i rubinetti in banchina. Pieno d'acqua e doccia sul molo per tutti, poi si parte per Baie Haamene, all'Hybiscus Restaurant, che ci fornirý un gavitello per la notte e un passaggio in auto per la festa di Patio (scopriremo che si tratta nientemeno che dell'elezione di Miss Tahaa 99). Vicino al ristorante c'Ë la Fondazione Hybiscus, che si occupa della cura e reimmissione in mare delle tartarughe marine ferite o malate. Nei pressi del moletto ci sono vasche piene di questi simpatici rettili. Leo, il padrone del ristorante, pare gentile e ci propone un passaggio in camion fino a Patio (2000 CPF, pensavamo per il gruppo, invece sono a cranio) e l'entrata allo spettacolo per 1200 CPF/pax; nulla da fare, invece, per la cena, che si sarebbe dovuta prenotare con largo anticipo. Partiamo alle 18, tutti meno Dino, che preferisce riposare in barca. Viaggio un po' scomodo, stipati come sardine sul cassone del camion, e arriviamo alla piazza del villaggio, dove c'Ë un grosso capannone al quale stanno affluendo probabilmente tutti gli abitanti dell'isola. Come previsto, non c'Ë posto per la cena e, visto che per lo spettacolo non si entra fino alle 21, decidiamo di cenare alle baracchine sul piazzale (bistecca, patatine e bibita, visto che non vendono birra e alcolici, per 1000 CPF), a parte Sandro che riesce ad infilarsi nel capannone e a partecipare al buffet. Le miss sono notevoli ed anche lo spettacolo divertente, ma lungo e la nottata si protrae ben oltre le nostre canoniche 21.30-22. Solo dopo mezzanotte, Leo (ubriaco fradicio) Ë disposto a farci accompagnare all'Hybiscus. Dopo una serrata contrattazione per farci calare la tariffa per il trasporto, non propriamente comodo, l'autista si rende conto che il camioncino, che peraltro all'andata ci aveva portati tutti, al ritorno non ce la fa pi˜ e cosÏ, in quattro dobbiamo cercarci un altro mezzo, impresa non semplice. Finalmente riusciamo a salire su un altro camion, assieme alla "band" che aveva suonato alla festa e che ci allieta il viaggio suonandoci una ventina di volte "Quando calienta el sol", unico brano noto sia a noi che a loro. Divagazione piacevole, che ci consola parzialmente del fatto che il mezzo sta andando nella direzione opposta a quella che vorremmo noi. Scarichiamo i suonatori e torniamo indietro: dopo un'ora di viaggio ci ritroviamo dunque nella stessa piazza da cui siamo partiti. Carichiamo, ancora, gli scolari di un collegio e una nonna che ci guarda non senza sospetto e si riparte, stavolta nella direzione giusta. Dopo aver battuto tutto il territorio di Tahaa, accompagnando gli altri per stradine infami in mezzo ad orti e palmeti, l'autista ci porta a destinazione. Sono le tre passate e gli altri ci aspettano in coperta, un po' perchÈ preoccupati della loro sorte, ma soprattutto perchÈ le chiavi della barca le avevo in tasca io

2/5 TAHAA
Sveglia, ovviamente, pi˜ tardi del solito. Ci si rende conto che il tempo non promette nulla di buono. Andiamo ad ancorarci ad E di Motu Mahaea, sperando di poterci fare un bagno, ma ci tocca invece una doccia, che non promette di esaurirsi tanto presto. Siamo un po' incerti sul da farsi. Alla fine, Marco ed Andrea restano sulla Boheme, che rimane ancorata, Sandro requisisce il dinghy per andare a terra, dove pare abbia un invito a pranzo da parte di alcuni locali conosciuti la sera prima, e noi partiamo per Patio, in cerca di un negozio aperto. Il temporale ci incalza e srotoliamo il fiocco per sfruttare le folate di vento che lo precedono. Forse Ë l'unico giorno in cui ci si diverte un po' con la vela. Io, Dany e Maurizio ci godiamo la navigazione, nonostante freddo e pioggia (ma siamo davvero in Polinesia?), mentre gli altri, forse pi˜ saggiamente, preferiscono una dormita. Il passaggio a N di Tahaa Ë molto alto, probabilmente riusciremmo a trovare varchi pi˜ sottocosta, ma con quel tempo ci pare pi˜ sicura la via segnalataci dalle cartine della Moorings. La baia di Patio Ë profonda e molto esposta e il vento forte non ci consente di fermarci. C'Ë un moletto a E del paese, ma non sono segnalati fondali sufficienti, per di pi˜, come rallentiamo per esplorare la baia, il temporale ci raggiunge, quindi decidiamo di circumnavigare l'isola e di tornare dagli altri. Arriviamo nel tardo pomeriggio che finalmente il cielo schiarisce e festeggiamo il sole con uno spettacolo di "tamurË" a beneficio della Boheme. Salpiamo per andare ad ancorare in fondo a Baia Haamene, davanti al villaggio omonimo. Ambiente molto suggestivo, che irradia una grande pace. Vi sono pescatori su piroghe che ci girano attorno trainando le loro lenze, invero con poco costrutto. Molto pi˜ efficaci le camoliere utilizzate a terra dai ragazzini per catturare sardelle in gran quantitý. Piacevole passeggiata lungo il piccolo villaggio. Dopo cena, esibizione pirotecnica di Sandro e Citro, che sparano una bordata di fuochi artificiali acquistati al market (ovviamente cinese) di Vaitape.

3/5 HUAHINE
Scendiamo presto ad Haamene per spedire le cartoline e per fare spesa al piccolo market (pane, squisiti dolcetti alla vaniglia appena sfornati, pessimo rhum locale) e poi si parte alla volta di Huahine. Il vento, manco a dirlo, Ë crollato e quel poco che c'Ë Ë cambiato: ora viene da E, cioË giusto in faccia. Motore, of course. Perdiamo un'altra esca, agganciando Boheme (sigh!). La farmacia continua ad essere largamente utilizzata: Rossella fa incetta di Tachipirina e Bactrim, perchÈ ha febbre e mal di gola, i due Andrea di antidiarroico uno, di disinfettanti l'altro, che continua a sbattere contro qualsiasi oggetto che abbia la minima attitudine a ferire. Arriviamo a Fare attraverso Passe Avamoa, ben segnalata, compreso il riferimento per allinearsi. Ancoriamo davanti al Bali Hai Hotel, su di un bassofondo di circa 4-5 metri, dove c'Ë una forte corrente in uscita (2 nodi) ma buon fondale e riparo dal vento. Inoltre, rispetto all'altro ancoraggio di Fare, Ë molto pi˜ comodo per scendere al villaggio, cosa che facciamo subito dopo un buon bagno. Il paese Ë vivace, con tre grossi market, banca, negozi, ristoranti e un molo in muratura per l'attracco dei mercantili. Si girella per negozi, prenotiamo il tour dell'isola per il giorno dopo, qualcuno si concede una crepe e una bottiglia di sidro presso il camioncino di due bretoni. Acquistiamo uno stock di fiorentine superbe (a prezzi incredibilmente bassi per il luogo), che marco cucina da maestro, tanto che ci proponiamo di ripetere il barbecue anche la sera dopo, magari tutti assieme a terra.

4/5 HUAHINE
Mattinata di relax: chi scende a terra a passeggiare e a fare cambusa (bistecche in quantitý industriale), chi fa il bagno e perlustra la spiaggia per il barbecue. Ci accordiamo anche con l'autista dell'autocisterna per fare gasolio e acqua sul molo, la mattina dopo. Il tour di Huaine in fuoristrada Ë prenotato per le 13, dato che la mattina non c'era posto per tutti, per cui pranziamo e si parte. Scegliamo la Huahine Discovery Tour, che ci offre 4 ore di giro a 3500 CPF/pax, sembra una buona scelta perchÈ la signora che ci fa da autista Ë simpatica ed esauriente nelle spiegazioni. Visitiamo Motu Oavarei, che delimita a N il Lac Maeva (una grande laguna salata), sul quale vi sono ampie colture di meloni, angurie ed ananas. Dato che l'isola Ë fatta di sabbia e corallo, la frutta viene coltivata sulla terra che si trasporta fin qui dall'isola centrale che, benchË fertile, Ë assolutamente incolta. Ora si capisce perchÈ frutta ed ortaggi costano un patrimonio (abbiamo pagato 3000 CPF un'anguria, che pure non Ë importata). Sul motu vediamo anche il marae Manunu, uno dei principali dell'isola, dedicato a Tane, dio della guerra e della pesca, al quale venivano fatti, pare, sacrifici umani. Rientriamo sull'isola attraverso un ponticello in stile neoclassico (in stile molto parigino), costeggiando poi lo stretto canale che collega la laguna al mare aperto, in cui sono poste le antiche trappole a "V", ancora in uso da 600 anni fa. Vicino alla Tiare Pass si trova la Pearl Farm, unica azienda di Huahine che produca le perle nere, che visitiamo, acquistando poi le mitiche perle polinesiane. Poi Faie, con le sue anguille giganti sacre, che sembrano avere una fame che fa concorrenza a quella di Marco (che, dal canto suo, appare pensoso, chiedendosi forse come sarebbero alla griglia), e una fermata al belvedere sulla Maroe Bay, per godersi il panorama e un bel gelato, naturalmente alla vaniglia. Bellissima anche la discesa tra le baie di Maroe e di Bourayne, separate da un ponte che ci permette di passare a Huahine Iti. Un giro attorno a questa, con viste sulle splendide baie a S e una visita alla Local Motion (purtroppo giý col buio), rigogliosa piantagione di vaniglia e di diversi alberi da frutto. Rientriamo col buio, soddisfatti e un po' infreddoliti, e torniamo alla barca per organizzare il barbecue sulla spiaggia. Il Bali Hai Hotel Ë fallito e chiuso e noi ci sistemiamo sulla spiaggia con il benestare del custode (e che mai custodirý?). Ottima la cena, con spettacolo pirotecnico finale sul piccolo molo, ad opera dei soliti due artificieri. La stellata Ë meravigliosa e suggella una gradevolissima giornata.

5/5 HUAHINE
Mattina dedicata agli ultimi acquisti e al rifornimento di gasolio (ca. 900 CPF/lt.) ed acqua (gratuita) sul molo commerciale di Fare. Il molo Ë interdetto all'attracco permanente in quanto, di pomeriggio e di sera, attraccano cargo, mentre la mattina si puÚ ormeggiare per le operazioni di rifornimento. E' consigliabile farlo prima delle 9 perchÈ c'Ë molto traffico. La manovra Ë peraltro molto agevole: c'Ë spazio e fondo. Poi si parte verso S, entro la laguna, per ancorare nella baia d'Avea. Bello il tragitto, lungo lo stretto canale, con il verde brillante del reef da un lato e la vegetazione lussureggiante dell'isola dall'altro, impreziosita dalle cime aspre dell'interno e da un paio di alberghi ormai in disuso ma assai caratteristici. Nessun problema per il fondale: mede e colore dell'acqua indicano chiaramente la rotta. Qualche cautela all'imbocco della baia, dove il fondo si alza molto (4-5 m). La baia Ë incantevole. Diamo ancora in 10-12 metri, sabbia, sul suo margine E, di fronte al pontile del relais Mahana, in un catino molto ben protetto da Punta Tiva a E e N e dall'ampio reef a W e S. Bello snorkeling sul basso fondale del reef, cosparso da numerose teste di corallo, disseminate su questa estesa piattaforma. Cena, per alcuni, al relais. Ottima, forse il miglior rapporto qualitý-prezzo che abbiamo trovato: 3500 CPF per tonno crudo, ottimo sashimi, tranci di tonno e mahi-mahi alla griglia e in salsa, macedonia. Azzardiamo anche il vino, non eccelso ma, con quello che costa, deve piacere per forza.

6/5 RAIATEA
Partenza di buon ora verso la passe a N. Durante la navigazione nella laguna, qualcosa abbocca ma, dopo pochi secondi, trancia il cavetto d'acciaio (che denti!). Usciamo da Passe Avapeihi, che non presenta difficoltý, anche se uno dei piloni per l'allineamento Ë invisibile, probabilmente mascherato dalla folta vegetazione.Ci sono parecchi delfini, entro la passe, ma non ci fermiamo. Il vento Ë scarso e da E. Ci serviamo della gaffa per tangonare il fiocco e riusciamo a stare a contatto di Boheme, molto meglio invelata. Si va comunque piano (3-4 nodi) e l'onda lunga Ë fastidiosa, anche se l'equipaggio Ë ormai ben temprato. Dopo 4 ore, una folata di vento ci rompe il tangone, con ingloriosa fine di una discreta prestazione. Boheme Ë giý arrivata e ci dý indicazioni per l'entrata nella laguna di Raiatea. Ci precedono per incontrarsi con il tecnico Moorings, che deve riparare loro il frigo. Perdiamo l'ultimo rapala, scordandoci di recuperarlo mentre ci mettiamo al vento per ammainare la randa (fine ingloriosa anche della pesca). Passe Irihu non presenta problemi: si inquadra bene da molto lontano, in quanto si trova entro due piccoli motu e, anche se l'allineamento non Ë visibile se non ormai entro la passe (Ë un cardinale basso e sottile), non ce n'Ë bisogno. Entriamo a Baie Faaroa e ci ormeggiamo ai gavitelli della stardust. Al marina sono molto cortesi, ci permettono di restare anche per la notte, di usare le loro docce e la piscina e di scaricare i rifiuti. Non ci sono paesi nÈ negozi, ma la mattina e la sera (non sempre) passa un camioncino che vende generi alimentari. Dopo cena, facciamo la posta a Boheme: abbiamo intenzione di sostituire il loro mezzo marinaio con il nostro, spezzato e ridotto a un quarto marinaio. Non vanno mai a dormire e, dopo pi˜ di un'ora di spasmodica attesa, scopriamo che Citro ha deciso di dormire in pozzetto. Dopo averlo maledetto, fino alla quarta generazione, rinunciamo e rimandiamo all'indomani.

7/5 RAIATEA
Ci svegliamo di buon ora e, approfittando del sonno profondo di Citro, operiamo la sostituzione delle gaffe. Maurizio Ë un gatto e il raid viene portato a termine nel silenzio pi˜ assoluto. Quando tutti si sono svegliati, decidiamo di esplorare il fiume Aoppomau, che sfocia nel fondo della baia. Lasciamo le barche al gavitello (si puÚ dare ancora in fondo alla baia, in un fondale fangoso che decresce rapidamente, ma qui l'acqua Ë limacciosa e l'aria pi˜ ferma ed afosa, rendendo l'ancoraggio molto meno piacevole di quello che abbiamo) e raggiungiamo la foce del fiumiciattolo con i dinghy. L'entrata nel fiume richiede una certa prudenza per il fondale molto basso (tocchiamo un paio di volte con il fuoribordo sul fango del fondo) e la presenza di rami e tronchi portati dalla corrente, ma non Ë problematica. Bello il percorso lungo il fiume tortuoso e ricco di vegetazione, soprattutto se fatto a remi, per godersi i soli rumori della natura. Vediamo qualche pappagallo, mangrovie, banani e piante in fiore. Qualche bambino sguazza nell'acqua bassa o si tuffa da improvvisati trampolini. Molto suggestivo. Peccato per Daniela, che non sta bene (otite) ed Ë rimasta in barca. La raggiungiamo che Ë quasi ora di pranzo e decidiamo di portarci in un sito che ci consenta un buono snorkeling nel pomeriggio. Il migliore snorkeling di Raiatea sarebbe il fondale sottovento al Motu Naonao, all'estremo S dell'isola, ma Ë un po' lontano e dobbiamo essere prima di sera al marina Apooiti, quindi decidiamo di andare ad ancorarci nei pressi della Passe Teavapiti, sottovento al Motu Taoru. Ancoriamo poco distante dalla spiaggia, in un fondo sabbioso di 7-8 metri. Ancoraggio ben riparato da vento e onda e bellissimi fondali, ricchi di pesci e coralli di mille colori, soprattutto a N e O dell'isolotto (vediamo anche un paio di grosse murene ed il famigerato pesce pietra). Bella anche la piccola spiaggia sabbiosa, incorniciata dalle immancabili palme. Una bella polinesiana prende il sole e fa il bagno in topless, ma probabilmente non ha nulla a che vedere col fatto che Citro si stia arrampicando in testa d'albero e Andrea abbia estratto un teleobiettivo da paparazzo di Novella 2000. Salpiamo non senza tristezza: Ë stato l'ultimo bagno polinesiano. Al rientro, avvertiamo per radio il marina, che richiede di mandare a bordo due dei suoi marinai per le manovre di attracco. Panico! Siamo in otto in una barca omologata per sei: finisce che due si barricano in cabina, ma pare che nessuno faccia caso al numero. Ormeggiamo noi, poitocca a Boheme. Momenti di ilaritý, osservando il marinaio della Moorings che cerca di prendere la trappa con una gaffetta lunga mezzo metro. Dino si gratta la testa, cercando di ricordare se davvero quell'aggeggio fosse cosÏ corto. Poi capisce e ci incenerisce con lo sguardo, mentre noi scoppiamo in un boato di risate. La sera, dopo aver messo in ordine i bagagli, qualcuno cena in barca, dando fondo alla cambusa, altri scendono a cenare al ristorantino sulla punta, gestito da un marocchino. Modesto, ma soddisfacente e abbastanza economico (se qualcosa, in Polinesia, puÚ definirsi tale). Poi, a letto, stanchi ed un po' mesti per la vacanza giunta al termine.

8/5 TAHITI
Si scaricano i bagagli e si riconsegnano le barche a metý mattina, poi si ozia e si bighellona, attendendo l'ora del volo per Papeete. Sandro si accorda con il Diving Club del marina, per un'immersione nella vicina Passe Rautoanui. Gli altri fanno gli ultimi acquisti alla boutique, una passeggiata al minuscolo paese, una colazione alla splendida Club House, con favolose spremute di ananas, a prezzi da elisir di lunga vita. Quindi, si pranza tutti assieme dal marocchino e poi la autista della Moorings (l'unica Polinesiana socievole ed espansiva che ci sia capitato di incontrare) ci porta in aeroporto, dove ci saluta con un bacio ed una collana di conchiglie, che Andrea scambia una quindicina di volte, importunando tutti i compagni di viaggio e forse anche qualcuno di passaggio. Si fantastica davanti al cartellone di un'agenzia immobiliare che vende isolette: se un caffË costa 8000 lire, quanto potrý costare un motu? Telefoniamo al Matavai Hotel di Papeete che manda due minibus a prenderci in aeroporto. Trascorriamo le ultime ore del giorno sui moli di Papeete, dove stazionano natanti di ogni tipo e nazionalitý, dalle "roulottes" dei globetrotters del mare, al mostruoso catamarano di Nouvelles Frontieres, alle barche, tirate a lucido, che devono partire per la Millennium Race. Cena al Retro, con il solito ""oisson cru""alla tahitiana e una ricca grigliata di carne. Il posto Ë un po' impersonale, ma molto ben frequentato dalle bellezze locali e non (a compensare una vacanza, da questo punto di vista, largamente inferiore a quel che si pensava). Cena buona e camerieri simpatici, anche se appaiono un po' bevuti (o fumati). Un gelato e poi dobbiamo rientrare in albergo. Domattina presto si torna in Italia.

GIAN LUCA GIULIANI