Bruno Fazzini

Minerva Reef: dall'Australia alla Nuova Zelanda...

Il Minerva Reef è formato da due atolli distanti tra loro una ventina di miglia...

Il Minerva Reef è formato da due atolli distanti tra loro una ventina di miglia. Costituiscono la sommità di due antichi vulcani , il reef che delimita il cratere emerge solo durante la bassa marea. Noi abbiamo scelto per la sosta l'atollo Sud. Quando arriviamo, la mattina del 9 novembre, è l'inizio della bassa marea, le rocce del reef ancora non si vedono affiorare ma seguendo l'onda frangente troviamo facilmente la passe. L'entrata negli atolli è emozionante si ha sempre l'impressione di non poter trovare la passe poi quando la si identifica, pur sicuri, si ha paura di toccare il fondo con la chiglia. Dentro l'acqua è trasparente e calma ci sono una decina di barche, ma lo spazio è talmente vasto che non si notano nemmeno. La circonferenza dell'atollo è di 16 miglia circa, diamo fondo vicino al Toti, in 10 metri di profondità su un fondale di sabbia. Dopo un'ora arriva anche Sandro che si ancora non lontano da noi. Dobbiamo scendere subito perché la terra rimane emersa solo per tre ore poi l'Oceano ricopre tutto. Sono le nove del mattino e possiamo rimanere sul reef fino a mezzogiorno. Mentre ci avviciniamo a riva sotto il gommone vediamo scorrere grosse teste di corallo che si innalzano dal fondo sabbioso. La parte emersa si presenta disseminata di grosse pozzanghere dentro le quali rimangono spesso imprigionati pesci e granchi. Attraversiamo il reef ormai completamente emerso e largo tre o quattrocento metri. Mentre camminiamo scopriamo che dappertutto ci sono ostriche, tridacne, cozze e altri tipi di frutti di mare. Nella fretta di scendere a terra non abbiamo portato nemmeno un coltello, ci rifaremo la prossima volta. Abbiamo però le maschere subacquee e visitiamo le spaccature aperte verso l'Oceano, l'acqua è molto limpida e profonda solo un metro e mezzo, nella parte che rimane sotto squadra alla roccia troviamo vere colonie di aragoste, con esemplari di tutte le dimensioni. Federico aveva già visto qualcosa di simile a Suwaroff un atollo delle Coock, ma qui sono molto più abbondanti. In breve tempo ne peschiamo una mezza dozzina scegliendo quelle medio grandi e ributtando in mare le femmine piene di uova. Sembra di fare la spesa in pescheria tanto sono facili da prendere. L'acqua lentamente comincia a rifluire e a coprire il reef è ora di rientrare a bordo, domani torneremo più attrezzati.

Quando la marea è alta il nostro ancoraggio assume un aspetto incredibile, sparendo infatti la terra sembra di essere alla fonda in pieno Oceano con nessuna protezione a difenderci dalla sua forza, invece solo una corta onda riesce ad entrare nella laguna anche nel massimo dell'alta marea. Siamo sulla sommità di una montagna che sprofonda la sua base nell'oceano fino a 3\4000 metri .

Un'aragosta per barca per il pranzo il resto viene conservato per il cenone a bordo del Toti. Con la nostra preparo una megaspaghettata che porta alle stelle il morale dell'equipaggio del Pink Jaws. Dopo breve consultazione via radio con Federico decidiamo di andare a prendere anche un bel pesce per variare il menu della sera.

Ci avviamo così col canotto verso l'esterno della passe. Da questo lato del reef il mare è più calmo e solo un'onda lunga ogni tanto ci solleva. Ci ancoriamo al limite del precipizio subacqueo e con un solo fucile a elastico in mano a Federico scendiamo in acqua in apnea. Lo spettacolo è grandioso: nuotano accanto a noi, per niente intimorite, enormi cernie tropicali, troppo grosse per essere arpionate: nuvole di pesci colorati, notevoli dentici, snapper, barracuda, branchi di carangidi, tartarughe, angelfish, napoleoni, insomma una fauna incredibilmente numerosa che mai avevo visto nelle precedenti immersioni tropicali. Rimaniamo un po' storditi da questo scenario e per quasi un'ora nuotiamo senza decidere quale pesce prendere. Alla fine la scelta cade su un grosso dentice di 7\8 chili. Ci accordiamo con Federico che deve sparare, io risalgo sul canotto per recuperare la preda mentre Vitto rimane in acqua per aiutare a issare velocemente il pesce. Tutti questi accorgimenti perché, pur non avendone visti, sappiamo che la presenza di squali è certa e questi animali quando sentono le vibrazioni di un pesce ferito e annusano l'odore del suo sangue si eccitano e diventano pericolosi. Seguo la scena dal gommone, vedo Federico prendere la mira e arpionare il dentice, in un baleno Vitto mi passa l'asta e lo isso. In un attimo anche loro due sono a bordo e attraverso il visore sub vediamo tre grossi squali che nuotano veloci sul fondo sotto di noi, sono arrivati in ritardo, il dentice è ormai in salvo e quasi in forno.

Mentre rientriamo dalla pesca scambiamo le impressioni di questo primo contatto col mondo subacqueo del Minerva Reef, mi aspettavo sì una cosa fantastica ma non fino a questo punto, programmiamo per domani, dopo la visita a terra, un'immersione con le bombole lungo la parete esterna del reef.

Questa prima giornata nell'atollo è stata lunga e piacevolmente faticosa, ci concediamo quindi un paio d'ore di relax prima di affrontare il cenone sul Toti. Siamo scesi un po' a Sud e la temperatura di conseguenza si è leggermente abbassata anche se siamo sempre intorno ai 24 gradi, mi consolo leggendo i telex che arrivano da casa dove l'inverno è ormai cominciato e la nebbia e le basse temperature imperano in tutto il Nord Italia. Il dentice è talmente grosso che per farlo entrare in forno devo purtroppo tagliarlo in due parti, lo cucino al cartoccio con aglio, vino bianco e acqua di mare. Quando il pesce è fresco e buono non ha bisogno di altri ingredienti per esaltarne il sapore. Anche l'aragosta viene solo scottata e cotta brevemente in acqua bollente, il metodo migliore per gustarne la carne bianca e lasciargli la sua morbidezza, la troppo cottura la rende dura e legnosa.

Pensavamo di rimanere solo un paio di giorni, ma vista la straordinaria e unica bellezza dell'atollo resteremo almeno una settimana, anche perché lungo la rotta per la Nuova Zelanda stanno transitando le ultime perturbazioni dell'inverno australe e dunque è preferibile aspettare in questo paradiso un meteo più favorevole. Il tramonto ha il sapore dei tanti visti in navigazione col sole che scompare nel mare col cielo infuocato, però stavolta siamo ben ancorati nella laguna.

La grande cena è dedicata ai festeggiamenti per questa splendida sosta e anche per il compleanno di Federico. Iniziamo con antipasto di aragosta all'algherese, preparato da Renata con pomodori e cipolle, poi il primo di Federico un riso al curry e aragosta anche questo con cipolle per la gioia di Franco che le detesta e finora ha mangiato solo pane. Finalmente anche per lui un po' di felicità col dentice al forno e l' aragosta nature preparata da me. Il buon vino australiano acquistato a Neiafu accompagna la cena e tutta la serata molto simpatica con Sandro che si esibisce alla chitarra cantando in duetto con Fulvia.

La mattina seguente partiamo agguerriti per la visita sul reef. Sandro, Vitto e Federico si mettono la muta per proteggersi non dal freddo ma dalle appuntite rocce delle spaccature. Gli altri me compreso faranno servizi video e fotografici. Prendiamo ben quindici aragoste, cinque saranno devolute in beneficenza a una barca americana e ad una inglese. Visitiamo quasi tutte le pozze d'acqua presenti in questa parte del reef e in ognuna scoviamo aragoste. Troviamo anche delle grosse lumache di mare che Sandro assicura essere molto tenere e gustose. L'antipasto lo consumiamo lungo il reef aprendo le ostriche e mangiandone il frutto veramente prelibato. E' poi la volta delle tridacne grosse bivalve di cui si apprezza soprattutto il grosso muscolo che tiene unite le due conchiglie, é grosso come un dito e si affetta come un salamino è dolce e tenero. Restiamo sul reef tutto il tempo possibile e incontriamo anche diversi altri equipaggi alcuni dei quali sono scesi addirittura a fare footing. C'è anche una grossa colonia di uccelli che vivono sull'atollo e depositano le uova sulle poche rocce che non vengono completamente ricoperte dalla marea. Trovano facile preda nei pesci che rimangono imprigionati nelle buche piene d'acqua.
Al nostro ritorno al canotto ci attende una grossa razza che si è posata sulla sabbia bianca proprio sotto la prua, nonostante la nostra presenza, le foto e l'entrata in acqua non si muove finché non vado a toccarla e a sollevargli un'ala solo allora decolla dalla sabbia ed elegante e lenta si sposta di una decina di metri.

Dopo il lauto antipasto sul reef preparo solo una leggera spaghettata al pomodoro. Dobbiamo riposare perché nel pomeriggio ci attende l'impegnativa immersione al di là della passe. Anche Sandro viene con noi, ancoriamo il canotto nello stesso punto dell'altra volta e senza fucile ci immergiamo. Il fondo ricoperto di formazioni coralline al solito coloratissime e piene di pesci multicolore prosegue verso l'esterno con una leggera inclinazione, quasi pianeggiante poi improvvisamente si apre una vallata tra due alte rocce e il reef sembra precipitare nel blu intenso della profondità dell'oceano. Come iniziamo a scendere oltre alle enormi cernie e ai grossi pesci si presenta verso il largo uno spettacolo mozzafiato, tra le due rocce all'esterno in acqua libera nuotano lenti e guardinghi un numero incredibili di squali, saranno trenta quaranta forse di più. Visti così tutti insieme non sembrano molto grandi, infatti segnalo a Vitto che sono sì tanti ma anche un po' piccoli, lui mi guarda incredulo. Capisco l'errore di valutazione quando se ne avvicina uno a curiosare e posso raffrontare la sua dimensione con una cernia, sono sicuramente lunghi anche più di tre metri. Scendiamo lungo la parete e loro si mantengono a una ventina di metri da noi, nuotano tranquilli ma non li perdiamo mai di vista e loro fanno la stessa cosa con noi. Teniamo in mano il coltello perché a Papeete ci hanno spiegato che in caso attacco o di avvicinamento troppo interessato bisogna colpirli sul naso oppure urlare quando si dirigono verso di noi per fargli cambiare direzione. Per fortuna non dobbiamo sperimentare questi strani metodi di difesa. Comunque in questi posti così ricchi di fauna è molto improbabile che attacchino dei subacquei, a meno che non si stia pescando. Allora potrebbero eccitarsi per il pesce ferito e nel tentativo di azzannarlo provocare danni anche a noi. Ci abituiamo presto alla loro presenza e comprendiamo che è solo curiosa e pacifica, scendiamo fino a 40 metri e incontriamo esemplari giganteschi di cernie e anche delle grosse murene, peccato che la mia Nikonos sia a Milano in riparazione. Finiamo l' aria quasi senza accorgerci del tempo trascorso, risaliamo e Franco sul canotto avendo seguito tutta la scena dall'alto è forse il più spaventato.

Una volta a bordo scarichiamo la tensione con delle grosse risate e gli apprezzamenti per questa incredibile e stupenda immersione si sprecano. Anche Federico che ha esplorato i fondali di molti atolli ci conferma che uno scenario come questo non lo aveva mai visto. E' stata tanto l'eccitazione che ne parleremo per giorni e giorni anche alla radio. Sono 25 anni che faccio immersioni un po' in tutto il mondo dal Mar Rosso ai Caraibi, dall'Australia alla Polinesia ma l'emozione di nuotare con una fauna così ricca e libera da qualsiasi paura nei confronti dei sub non l'avevo mai provata. Bisogna tenere conto che questo atollo è veramente sperduto in mezzo all'Oceano e le poche barche che si fermano lo fanno solo due volte l'anno cioè all'inizio e alla fine della stagione dei cicloni e di queste solo pochi equipaggi si avventurano in immersioni all'esterno del reef. I pesci quindi non hanno modo di spaventarsi e rimangono spesso incuriositi ad osservare le evoluzioni di quelle strane creature che sono per loro i sub. Tanti squali così, tutti insieme nessuno di noi li aveva mai visti, sono veramente belli e stupendi nella loro sagoma sinistra e poderosa se non fossero così crudeli e spietati nella loro natura di cacciatori assassini e voraci, verrebbe voglia di avvicinarli e accarezzarli. Ma le belve si sa andrebbero viste solo allo zoo per non rischiare, comunque in nessun momento durante l'immersione mi sono sentito in pericolo, forse perché l'aggressività e l'ostilità degli animali, quando si è nel loro ambiente naturale, è un qualcosa che si percepisce per tempo, che si può anticipare e conoscere o forse più probabilmente abbiamo solo avuto fortuna perché i nostri amici avevano già pranzato.

Alle cinque del pomeriggio organizziamo un the con biscotti e breefing meteo a bordo del Pink Jaws. Le carte meteo e i nostri bollettini telex indicano diverse depressioni sulla nostra rotta, una in particolare dovrebbe passarci sopra nei prossimi giorni e portare un vento di burrasca da Nord Ovest. Dovremo quindi spostarci nella parte Nord occidentale dell'atollo essendo per ora ancorati nella parte Sud Est per meglio contrastare l'Aliseo. Nonostante la priorità del breefing meteo, il discorso ricade sull'immersione appena fatta e decidiamo di ripeterla domani prima che il mare troppo grosso ci impedisca di uscire dalla passe col canotto.

Stasera ognuno cena sulla propria barca poi appuntamento sul Toti per veder un paio di film in cassetta. Tanto per cambiare insalata di aragosta, risotto col pesce avanzato ieri e lumaconi bolliti, prelibatezze da tre stelle guida Michelin. Dopo il primo film siamo tutti in trance, addormentati sul comodo divano del Toti e fatichiamo non poco a trovare la via del ritorno.

Oggi la terra emerge verso le undici del mattino quindi preferiamo anticipare l'immersione alle nove. Ci accompagna anche Renata e a Franco viene affidato il compito di cameramen subacqueo di superficie, deve cioè riprenderci con la telecamera impermeabile di Federico. Vista la trasparenza dell'acqua dovrebbe risultare un buon filmato.

Ci immergiamo come al solito lungo la parete verticale passando per la vallata tra le due grosse rocce, solita danza di cernie e pesci vari ma nessuna traccia di squali, non so se gioire o lamentarmi per la sfortuna. Solo un enorme pesce, lungo quasi tre metri, con una strana faccia da barracuda e un corpo da tonno ci osserva a distanza per tutta l'immersione. Prima di risalire compiamo un po' di evoluzioni sotto la telecamera per ravvivare il filmato. Rientrati in barca abbiamo solo il tempo di cambiarci perché il reef è quasi completamente emerso e dobbiamo quindi subito recarci a terra.

Oggi niente aragoste, dopo tre giorni bisogna variare il menu. Esploriamo comunque la parte del reef che non avevamo ancora visitato e raccolgo un bel numero di lumaconi, ostriche, tridacne. Nel pomeriggio ci sposteremo sul lato Nord Ovest dell'atollo. Dopo una spaghettata condita a crudo con i frutti di mare tritati, accendiamo il motore salpiamo e seguiamo il Toti fino al nuovo ancoraggio. Dobbiamo evitare alcune grosse teste di corallo che sono ben visibili macchie scure nell'azzurro chiaro dell'acqua.

Il vento è già girato a Nord Ovest ma soffia ancora leggero lo aspettiamo forte per la notte. Cena sul Toti con proiezione del film girato da Franco. Lo schermo comincia a diventare arancione scuro e si sentono nel sottofondo le voci dello stesso Franco e di Renata poi tutto si muove e si ribalta e appaiono per un attimo le nostre evoluzioni subacquee, poi di nuovo tutto arancione. Ci mettiamo un po' a capire che il colore apparso sullo schermo è quello del fondo rigido del canotto, praticamente il cameramen aveva invertito i comandi, filmava quando riponeva la telecamera e spegneva invece quando doveva riprendere. Finisce tutto in una grossa risata con Franco che inizialmente ci rimane male ma poi anche lui partecipa al buon umore generale.

Nel frattempo il vento è salito notevolmente e il rumore delle onde che frangono sul reef diventa assordante. Ritorniamo a bordo del Pink Jaws e mettiamo in forza una seconda ancora, l'ammiragliato. L'operazione è un po' laboriosa perché il vento supera ormai i 40 nodi e alza all'interno della laguna una fastidiosa onda di circa un metro che rende difficoltosa l'avanzata del canotto e quasi ci impedisce di calare l'ancora. Durante la notte il vento arriva fino a 50 nodi e oltre, ogni tanto mi alzo a controllare la tenuta dell'ancoraggio che grazie alla nostra potente Delta non si sposta di un millimetro. La mattina soffia ancora con forza di burrasca e fuori il mare è enorme con onde alte e frangenti che scaricano tutta la loro potenza sul reef. Solo nel pomeriggio cala un po' e si stabilizza sui 30 nodi. Riunione sul Toti per il the, l'analisi della carta meteofax più recente conferma il bollettino di previsione che abbiamo ricevuto via telex, la depressione ci sta superando quindi entro 12 ore la burrasca terminerà. Sono segnate altre depressioni sul mare di Tasmania e probabilmente qualcuna la incontreremo sulla rotta verso la Nuova Zelanda. Sandro il più prudente vorrebbe rimandare la partenza di qualche settimana, Federico è indeciso ma io non ho dubbi, domani si parte. Tanto penso che in qualsiasi caso una sventolata, andando a Sud, ce la dobbiamo prendere per forza, poi uscendo dall'Aliseo l'unica possibilità di avere vento è proprio quella di incontrare una perturbazione.

La mattina siamo quasi in calma di vento, recuperiamo l'ammiragliato e salpiamo anche l'altra ancora per spostarci nella parte Sud dell'atollo che ancora non abbiamo visitato.

Ultima scorpacciata di ostriche e frutti di mare, per le aragoste non c' è più tempo, nel pomeriggio è fissata la partenza. Grazie alle super attrezzature del Toti dotato di un bellissimo desalinizzatore capace di 80 litri\ora rabbocchiamo i serbatoi e poiché l'acqua così prodotta è pura, potabile e di sapore gradevole riempiamo anche una trentina di bottiglie ex Evian da bere durante la traversata. Federico ha montato un grosso generatore e soprattutto un ottimo riscaldamento che gli sarà molto utile scendendo a Sud verso Opua nostra prima destinazione in Nuova Zelanda.

Ricambiamo la sua cortesia ripulendogli la carena visto che non può entrare in acqua a causa di una ferita ad un piede. Si è procurato un taglio profondo saltando l'altra sera nel canotto a piedi nudi e atterrando pesantemente sopra la piccola e tagliente ancora tipo Danfhort. Con un'operazione degna di Rambo si è suturato la ferita da solo senza anestesia e si è fatto pure le punture di antibiotico per eliminare i pericoli di infezione. Complimenti!

Federico e Sandro sono ancora incerti sulla partenza vorrebbero avere la sicurezza di non incontrare depressioni, cosa quasi impossibile scendendo a Sud, Sandro vorrebbe addirittura aspettare un'alta pressione che attualmente si trova a Ovest dell'Australia nell'Oceano Indiano. Prima di partire preparo il pane per i primi giorni di navigazione e un po' di pizza per la notte.

Salutiamo tutti, fissiamo un contatto radio e ci diamo appuntamento a Opua. Usciamo dalla passe, ben visibile per la bassa marea, alle 15 del 16 Novembre, fuori il mare è liscio e oleoso, ci si specchia. Dopo un'ora stiamo ancora aggirando l'atollo e vediamo altre due barche uscire dalla passe, sono il Toti e Il Mowgli, finalmente si sono decisi, lasciamo aperto il VHF sul canale 12 per poter comunicare in ogni momento.

I primi due giorni le condizioni sono abbastanza deprimenti, il vento è completamente assente la navigazione è a motore, procediamo 1500 giri per ridurre al minimo il consumo, ma se non arriva almeno un alito non ce la faremo a coprire tutta la distanza, il gasolio non sarebbe sufficiente. Finalmente una brezzolina ci permette di issare spi leggero e carbonera, possiamo spegnere il motore. Procediamo a 3 nodi qualche volta a 4. Gli altri non abituati al vento leggero, anche perché il Toti pesa 20 tonnellate, continuano a motore confidando di trovare vento favorevole più avanti. Io preferisco navigare a vela anche con le bavette, la nostra barca è però meno pesante e con le vele leggere di cui dispone gli bastano pochi nodi di vento per muoversi. Ricorriamo all'utilizzo del motore solo durante le normali ore di ricarica delle batterie.

Le nostre rotte si dividono Sandro e Federico puntano più a Ovest per poter meglio contrastare un'eventuale burrasca da Sud Ovest noi invece decidiamo per una rotta diretta se incontreremo una sventolata da SW la combatteremo. Rimaniamo fanalini di coda ma risparmiamo un bel po' di carburante.

La cambusa non è nelle migliori condizioni, la prolungata sosta al Minerva Reef, che in origine avevo previsto di due giorni, ha avuto come effetto di spazzare via quasi tutta la verdura fresca e la frutta. Anche il vino è ormai centellinato quasi fosse un Cognac invecchiato. Non abbiamo esagerato con la spesa perché sappiamo che la dogana Neozelandese sequestra e distrugge tutte le scorte alimentari importate con le barche.

Il meteo del 20 Novembre annuncia l'approssimarsi di una perturbazione che porterà prima vento da Nord Ovest 30\40 nodi poi girerà come al solito a Sud Ovest molto meno forte. Infatti prima iniziano ad arrivare grosse onde da Nord Ovest poi un bel 25 nodi di Mistral, diremmo se fossimo in Costa Azzurra. Prendiamo una mano alla maestra, issiamo lo yankee e finalmente il Pink Jaws vola col vento al traverso. Come annunciato arriva a forza di burrasca e viaggiamo veloci con due mani e il fiocco più la mezzana piena e la trinchetta. Il mare al traverso è enorme, le onde sono altissime e spesso frangenti, siamo contenti e speriamo che duri ancora qualche giorno e ci permetta di arrivare a vela. Il Toti e il Mowgli grazie alla risalita verso ovest adesso possono tenere un'andatura più larga rispetto alla nostra e navigare un po' più tranquilli. Comunque la nostra velocità è superiore e recuperiamo le miglia perse mentre loro procedevano a motore.

La vita a bordo è un po' scomoda e di notte il freddo si fa sentire. In Nuova Zelanda la primavera è iniziata ma le temperature sono ancora basse, di notte il termometro scende attorno ai 15 gradi, dopo tanto tempo dobbiamo dormire spesso con la tuta visto che le coperte, acquistate a Neiafu nei fondi di magazzino di un cinese, non sono sicuramente tra le più pesanti e calde.

Quando mancano 150 miglia all'arrivo il vento cala improvvisamente e gira a Sud Ovest, il cielo si copre e comincia a piovere. Col mare grosso residuo della burrasca non riusciamo a sfruttare il vento leggero perché le onde arrestano la barca, ma ormai siamo a tiro di gasolio. Accendiamo le macchine, rande cazzate al centro, 1500 giri e affidiamo il comando a Braga due, il nostro fidato pilota automatico.

La mattina il mare diminuisce notevolmente e rimane solo un'onda lunga, anche il cielo si apre e un sole abbastanza caldo ci asciuga dall'umidità accumulata durante la notte. Siamo in calma piatta e incrociamo sulla rotta il Toti che avendo quasi esaurito la sua riserva di carburante è fermo in attesa che si alzi un po' di vento. Non possiamo rimorchiarlo perché anche noi siamo al limite e rischieremmo di esaurire la scorta di gasolio . Ci scambiamo i saluti e proseguiamo.

Oggi è il 23 Novembre e alle 16.00 è un momento storico, avvistiamo la Nuova Zelanda.

Incontriamo un grosso cargo e siamo quasi tentati di chiedere del gasolio, ma se i nostri calcoli sono esatti non dovremmo avere problemi. Tanto per non cambiare le abitudini ci attende un atterraggio notturno, però qui siamo tornati nel mondo civile e moderno quindi tutto è ben segnalato da fari e luci che indicano facilmente la rotta per raggiungere Opua che si trova al fondo di una baia tortuosa e piena di isole.

Sfruttiamo la brezza per entrare nella prima parte della grande Bay of Islands poi affrontiamo a motore il canale che ci condurrà a Opua. Sono le due del mattino quando diamo fondo nell'ampia laguna, non lontani dal grande pontile per le navi e gli yacht. Siamo stanchi ma col morale alle stelle, questo è un vero traguardo per noi, un punto di arrivo.

Diamo via radio agli amici la notizia del nostro arrivo e siamo contenti nell'apprendere che finalmente è arrivato un po' di vento anche da loro. Una notte calma e tranquilla, la barca è talmente immobile che sembra di essere in secca.

Bruno Fazzini