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Il Minerva Reef è formato da due atolli distanti tra
loro una ventina di miglia. Costituiscono la sommità di due antichi
vulcani , il reef che delimita il cratere emerge solo durante la bassa
marea. Noi abbiamo scelto per la sosta l'atollo Sud. Quando arriviamo,
la mattina del 9 novembre, è l'inizio della bassa marea, le rocce del
reef ancora non si vedono affiorare ma seguendo l'onda frangente troviamo
facilmente la passe. L'entrata negli atolli è emozionante si ha sempre
l'impressione di non poter trovare la passe poi quando la si identifica,
pur sicuri, si ha paura di toccare il fondo con la chiglia. Dentro l'acqua
è trasparente e calma ci sono una decina di barche, ma lo spazio è talmente
vasto che non si notano nemmeno. La circonferenza dell'atollo è di 16
miglia circa, diamo fondo vicino al Toti, in 10 metri di profondità
su un fondale di sabbia. Dopo un'ora arriva anche Sandro che si ancora
non lontano da noi. Dobbiamo scendere subito perché la terra rimane
emersa solo per tre ore poi l'Oceano ricopre tutto. Sono le nove del
mattino e possiamo rimanere sul reef fino a mezzogiorno. Mentre ci avviciniamo
a riva sotto il gommone vediamo scorrere grosse teste di corallo che
si innalzano dal fondo sabbioso. La parte emersa si presenta disseminata
di grosse pozzanghere dentro le quali rimangono spesso imprigionati
pesci e granchi. Attraversiamo il reef ormai completamente emerso e
largo tre o quattrocento metri. Mentre camminiamo scopriamo che dappertutto
ci sono ostriche, tridacne, cozze e altri tipi di frutti di mare. Nella
fretta di scendere a terra non abbiamo portato nemmeno un coltello,
ci rifaremo la prossima volta. Abbiamo però le maschere subacquee e
visitiamo le spaccature aperte verso l'Oceano, l'acqua è molto limpida
e profonda solo un metro e mezzo, nella parte che rimane sotto squadra
alla roccia troviamo vere colonie di aragoste, con esemplari di tutte
le dimensioni. Federico aveva già visto qualcosa di simile a Suwaroff
un atollo delle Coock, ma qui sono molto più abbondanti. In breve tempo
ne peschiamo una mezza dozzina scegliendo quelle medio grandi e ributtando
in mare le femmine piene di uova. Sembra di fare la spesa in pescheria
tanto sono facili da prendere. L'acqua lentamente comincia a rifluire
e a coprire il reef è ora di rientrare a bordo, domani torneremo più
attrezzati.
Quando la marea è alta il nostro ancoraggio assume un aspetto incredibile,
sparendo infatti la terra sembra di essere alla fonda in pieno Oceano
con nessuna protezione a difenderci dalla sua forza, invece solo una
corta onda riesce ad entrare nella laguna anche nel massimo dell'alta
marea. Siamo sulla sommità di una montagna che sprofonda la sua base
nell'oceano fino a 3\4000 metri .
Un'aragosta per barca per il pranzo il resto viene conservato per il
cenone a bordo del Toti. Con la nostra preparo una megaspaghettata che
porta alle stelle il morale dell'equipaggio del Pink Jaws. Dopo breve
consultazione via radio con Federico decidiamo di andare a prendere
anche un bel pesce per variare il menu della sera.
Ci avviamo così col canotto verso l'esterno della passe. Da questo lato
del reef il mare è più calmo e solo un'onda lunga ogni tanto ci solleva.
Ci ancoriamo al limite del precipizio subacqueo e con un solo fucile
a elastico in mano a Federico scendiamo in acqua in apnea. Lo spettacolo
è grandioso: nuotano accanto a noi, per niente intimorite, enormi cernie
tropicali, troppo grosse per essere arpionate: nuvole di pesci colorati,
notevoli dentici, snapper, barracuda, branchi di carangidi, tartarughe,
angelfish, napoleoni, insomma una fauna incredibilmente numerosa che
mai avevo visto nelle precedenti immersioni tropicali. Rimaniamo un
po' storditi da questo scenario e per quasi un'ora nuotiamo senza decidere
quale pesce prendere. Alla fine la scelta cade su un grosso dentice
di 7\8 chili. Ci accordiamo con Federico che deve sparare, io risalgo
sul canotto per recuperare la preda mentre Vitto rimane in acqua per
aiutare a issare velocemente il pesce. Tutti questi accorgimenti perché,
pur non avendone visti, sappiamo che la presenza di squali è certa e
questi animali quando sentono le vibrazioni di un pesce ferito e annusano
l'odore del suo sangue si eccitano e diventano pericolosi. Seguo la
scena dal gommone, vedo Federico prendere la mira e arpionare il dentice,
in un baleno Vitto mi passa l'asta e lo isso. In un attimo anche loro
due sono a bordo e attraverso il visore sub vediamo tre grossi squali
che nuotano veloci sul fondo sotto di noi, sono arrivati in ritardo,
il dentice è ormai in salvo e quasi in forno.
Mentre rientriamo dalla pesca scambiamo le impressioni di questo primo
contatto col mondo subacqueo del Minerva Reef, mi aspettavo sì una cosa
fantastica ma non fino a questo punto, programmiamo per domani, dopo
la visita a terra, un'immersione con le bombole lungo la parete esterna
del reef.
Questa prima giornata nell'atollo è stata lunga e piacevolmente faticosa,
ci concediamo quindi un paio d'ore di relax prima di affrontare il cenone
sul Toti. Siamo scesi un po' a Sud e la temperatura di conseguenza si
è leggermente abbassata anche se siamo sempre intorno ai 24 gradi, mi
consolo leggendo i telex che arrivano da casa dove l'inverno è ormai
cominciato e la nebbia e le basse temperature imperano in tutto il Nord
Italia. Il dentice è talmente grosso che per farlo entrare in forno
devo purtroppo tagliarlo in due parti, lo cucino al cartoccio con aglio,
vino bianco e acqua di mare. Quando il pesce è fresco e buono non ha
bisogno di altri ingredienti per esaltarne il sapore. Anche l'aragosta
viene solo scottata e cotta brevemente in acqua bollente, il metodo
migliore per gustarne la carne bianca e lasciargli la sua morbidezza,
la troppo cottura la rende dura e legnosa.
Pensavamo di rimanere solo un paio di giorni, ma vista la straordinaria
e unica bellezza dell'atollo resteremo almeno una settimana, anche perché
lungo la rotta per la Nuova Zelanda stanno transitando le ultime perturbazioni
dell'inverno australe e dunque è preferibile aspettare in questo paradiso
un meteo più favorevole. Il tramonto ha il sapore dei tanti visti in
navigazione col sole che scompare nel mare col cielo infuocato, però
stavolta siamo ben ancorati nella laguna.
La grande cena è dedicata ai festeggiamenti per questa splendida sosta
e anche per il compleanno di Federico. Iniziamo con antipasto di aragosta
all'algherese, preparato da Renata con pomodori e cipolle, poi il primo
di Federico un riso al curry e aragosta anche questo con cipolle per
la gioia di Franco che le detesta e finora ha mangiato solo pane. Finalmente
anche per lui un po' di felicità col dentice al forno e l' aragosta
nature preparata da me. Il buon vino australiano acquistato a Neiafu
accompagna la cena e tutta la serata molto simpatica con Sandro che
si esibisce alla chitarra cantando in duetto con Fulvia.
La mattina seguente partiamo agguerriti per la visita sul reef. Sandro,
Vitto e Federico si mettono la muta per proteggersi non dal freddo ma
dalle appuntite rocce delle spaccature. Gli altri me compreso faranno
servizi video e fotografici. Prendiamo ben quindici aragoste, cinque
saranno devolute in beneficenza a una barca americana e ad una inglese.
Visitiamo quasi tutte le pozze d'acqua presenti in questa parte del
reef e in ognuna scoviamo aragoste. Troviamo anche delle grosse lumache
di mare che Sandro assicura essere molto tenere e gustose. L'antipasto
lo consumiamo lungo il reef aprendo le ostriche e mangiandone il frutto
veramente prelibato. E' poi la volta delle tridacne grosse bivalve di
cui si apprezza soprattutto il grosso muscolo che tiene unite le due
conchiglie, é grosso come un dito e si affetta come un salamino è dolce
e tenero. Restiamo sul reef tutto il tempo possibile e incontriamo anche
diversi altri equipaggi alcuni dei quali sono scesi addirittura a fare
footing. C'è anche una grossa colonia di uccelli che vivono sull'atollo
e depositano le uova sulle poche rocce che non vengono completamente
ricoperte dalla marea. Trovano facile preda nei pesci che rimangono
imprigionati nelle buche piene d'acqua.
Al nostro ritorno al canotto ci attende una grossa razza che si è posata
sulla sabbia bianca proprio sotto la prua, nonostante la nostra presenza,
le foto e l'entrata in acqua non si muove finché non vado a toccarla
e a sollevargli un'ala solo allora decolla dalla sabbia ed elegante
e lenta si sposta di una decina di metri.
Dopo il lauto antipasto sul reef preparo solo una leggera spaghettata
al pomodoro. Dobbiamo riposare perché nel pomeriggio ci attende l'impegnativa
immersione al di là della passe. Anche Sandro viene con noi, ancoriamo
il canotto nello stesso punto dell'altra volta e senza fucile ci immergiamo.
Il fondo ricoperto di formazioni coralline al solito coloratissime e
piene di pesci multicolore prosegue verso l'esterno con una leggera
inclinazione, quasi pianeggiante poi improvvisamente si apre una vallata
tra due alte rocce e il reef sembra precipitare nel blu intenso della
profondità dell'oceano. Come iniziamo a scendere oltre alle enormi cernie
e ai grossi pesci si presenta verso il largo uno spettacolo mozzafiato,
tra le due rocce all'esterno in acqua libera nuotano lenti e guardinghi
un numero incredibili di squali, saranno trenta quaranta forse di più.
Visti così tutti insieme non sembrano molto grandi, infatti segnalo
a Vitto che sono sì tanti ma anche un po' piccoli, lui mi guarda incredulo.
Capisco l'errore di valutazione quando se ne avvicina uno a curiosare
e posso raffrontare la sua dimensione con una cernia, sono sicuramente
lunghi anche più di tre metri. Scendiamo lungo la parete e loro si mantengono
a una ventina di metri da noi, nuotano tranquilli ma non li perdiamo
mai di vista e loro fanno la stessa cosa con noi. Teniamo in mano il
coltello perché a Papeete ci hanno spiegato che in caso attacco o di
avvicinamento troppo interessato bisogna colpirli sul naso oppure urlare
quando si dirigono verso di noi per fargli cambiare direzione. Per fortuna
non dobbiamo sperimentare questi strani metodi di difesa. Comunque in
questi posti così ricchi di fauna è molto improbabile che attacchino
dei subacquei, a meno che non si stia pescando. Allora potrebbero eccitarsi
per il pesce ferito e nel tentativo di azzannarlo provocare danni anche
a noi. Ci abituiamo presto alla loro presenza e comprendiamo che è solo
curiosa e pacifica, scendiamo fino a 40 metri e incontriamo esemplari
giganteschi di cernie e anche delle grosse murene, peccato che la mia
Nikonos sia a Milano in riparazione. Finiamo l' aria quasi senza accorgerci
del tempo trascorso, risaliamo e Franco sul canotto avendo seguito tutta
la scena dall'alto è forse il più spaventato.
Una volta a bordo scarichiamo la tensione con delle grosse risate e
gli apprezzamenti per questa incredibile e stupenda immersione si sprecano.
Anche Federico che ha esplorato i fondali di molti atolli ci conferma
che uno scenario come questo non lo aveva mai visto. E' stata tanto
l'eccitazione che ne parleremo per giorni e giorni anche alla radio.
Sono 25 anni che faccio immersioni un po' in tutto il mondo dal Mar
Rosso ai Caraibi, dall'Australia alla Polinesia ma l'emozione di nuotare
con una fauna così ricca e libera da qualsiasi paura nei confronti dei
sub non l'avevo mai provata. Bisogna tenere conto che questo atollo
è veramente sperduto in mezzo all'Oceano e le poche barche che si fermano
lo fanno solo due volte l'anno cioè all'inizio e alla fine della stagione
dei cicloni e di queste solo pochi equipaggi si avventurano in immersioni
all'esterno del reef. I pesci quindi non hanno modo di spaventarsi e
rimangono spesso incuriositi ad osservare le evoluzioni di quelle strane
creature che sono per loro i sub. Tanti squali così, tutti insieme nessuno
di noi li aveva mai visti, sono veramente belli e stupendi nella loro
sagoma sinistra e poderosa se non fossero così crudeli e spietati nella
loro natura di cacciatori assassini e voraci, verrebbe voglia di avvicinarli
e accarezzarli. Ma le belve si sa andrebbero viste solo allo zoo per
non rischiare, comunque in nessun momento durante l'immersione mi sono
sentito in pericolo, forse perché l'aggressività e l'ostilità degli
animali, quando si è nel loro ambiente naturale, è un qualcosa che si
percepisce per tempo, che si può anticipare e conoscere o forse più
probabilmente abbiamo solo avuto fortuna perché i nostri amici avevano
già pranzato.
Alle cinque del pomeriggio organizziamo un the con biscotti e breefing
meteo a bordo del Pink Jaws. Le carte meteo e i nostri bollettini telex
indicano diverse depressioni sulla nostra rotta, una in particolare
dovrebbe passarci sopra nei prossimi giorni e portare un vento di burrasca
da Nord Ovest. Dovremo quindi spostarci nella parte Nord occidentale
dell'atollo essendo per ora ancorati nella parte Sud Est per meglio
contrastare l'Aliseo. Nonostante la priorità del breefing meteo, il
discorso ricade sull'immersione appena fatta e decidiamo di ripeterla
domani prima che il mare troppo grosso ci impedisca di uscire dalla
passe col canotto.
Stasera ognuno cena sulla propria barca poi appuntamento sul Toti per
veder un paio di film in cassetta. Tanto per cambiare insalata di aragosta,
risotto col pesce avanzato ieri e lumaconi bolliti, prelibatezze da
tre stelle guida Michelin. Dopo il primo film siamo tutti in trance,
addormentati sul comodo divano del Toti e fatichiamo non poco a trovare
la via del ritorno.
Oggi la terra emerge verso le undici del mattino quindi preferiamo anticipare
l'immersione alle nove. Ci accompagna anche Renata e a Franco viene
affidato il compito di cameramen subacqueo di superficie, deve cioè
riprenderci con la telecamera impermeabile di Federico. Vista la trasparenza
dell'acqua dovrebbe risultare un buon filmato.
Ci immergiamo come al solito lungo la parete verticale passando per
la vallata tra le due grosse rocce, solita danza di cernie e pesci vari
ma nessuna traccia di squali, non so se gioire o lamentarmi per la sfortuna.
Solo un enorme pesce, lungo quasi tre metri, con una strana faccia da
barracuda e un corpo da tonno ci osserva a distanza per tutta l'immersione.
Prima di risalire compiamo un po' di evoluzioni sotto la telecamera
per ravvivare il filmato. Rientrati in barca abbiamo solo il tempo di
cambiarci perché il reef è quasi completamente emerso e dobbiamo quindi
subito recarci a terra.
Oggi niente aragoste, dopo tre giorni bisogna variare il menu. Esploriamo
comunque la parte del reef che non avevamo ancora visitato e raccolgo
un bel numero di lumaconi, ostriche, tridacne. Nel pomeriggio ci sposteremo
sul lato Nord Ovest dell'atollo. Dopo una spaghettata condita a crudo
con i frutti di mare tritati, accendiamo il motore salpiamo e seguiamo
il Toti fino al nuovo ancoraggio. Dobbiamo evitare alcune grosse teste
di corallo che sono ben visibili macchie scure nell'azzurro chiaro dell'acqua.
Il vento è già girato a Nord Ovest ma soffia ancora leggero lo aspettiamo
forte per la notte. Cena sul Toti con proiezione del film girato da
Franco. Lo schermo comincia a diventare arancione scuro e si sentono
nel sottofondo le voci dello stesso Franco e di Renata poi tutto si
muove e si ribalta e appaiono per un attimo le nostre evoluzioni subacquee,
poi di nuovo tutto arancione. Ci mettiamo un po' a capire che il colore
apparso sullo schermo è quello del fondo rigido del canotto, praticamente
il cameramen aveva invertito i comandi, filmava quando riponeva la telecamera
e spegneva invece quando doveva riprendere. Finisce tutto in una grossa
risata con Franco che inizialmente ci rimane male ma poi anche lui partecipa
al buon umore generale.
Nel frattempo il vento è salito notevolmente e il rumore delle onde
che frangono sul reef diventa assordante. Ritorniamo a bordo del Pink
Jaws e mettiamo in forza una seconda ancora, l'ammiragliato. L'operazione
è un po' laboriosa perché il vento supera ormai i 40 nodi e alza all'interno
della laguna una fastidiosa onda di circa un metro che rende difficoltosa
l'avanzata del canotto e quasi ci impedisce di calare l'ancora. Durante
la notte il vento arriva fino a 50 nodi e oltre, ogni tanto mi alzo
a controllare la tenuta dell'ancoraggio che grazie alla nostra potente
Delta non si sposta di un millimetro. La mattina soffia ancora con forza
di burrasca e fuori il mare è enorme con onde alte e frangenti che scaricano
tutta la loro potenza sul reef. Solo nel pomeriggio cala un po' e si
stabilizza sui 30 nodi. Riunione sul Toti per il the, l'analisi della
carta meteofax più recente conferma il bollettino di previsione che
abbiamo ricevuto via telex, la depressione ci sta superando quindi entro
12 ore la burrasca terminerà. Sono segnate altre depressioni sul mare
di Tasmania e probabilmente qualcuna la incontreremo sulla rotta verso
la Nuova Zelanda. Sandro il più prudente vorrebbe rimandare la partenza
di qualche settimana, Federico è indeciso ma io non ho dubbi, domani
si parte. Tanto penso che in qualsiasi caso una sventolata, andando
a Sud, ce la dobbiamo prendere per forza, poi uscendo dall'Aliseo l'unica
possibilità di avere vento è proprio quella di incontrare una perturbazione.
La mattina siamo quasi in calma di vento, recuperiamo l'ammiragliato
e salpiamo anche l'altra ancora per spostarci nella parte Sud dell'atollo
che ancora non abbiamo visitato.
Ultima scorpacciata di ostriche e frutti di mare, per le aragoste non
c' è più tempo, nel pomeriggio è fissata la partenza. Grazie alle super
attrezzature del Toti dotato di un bellissimo desalinizzatore capace
di 80 litri\ora rabbocchiamo i serbatoi e poiché l'acqua così prodotta
è pura, potabile e di sapore gradevole riempiamo anche una trentina
di bottiglie ex Evian da bere durante la traversata. Federico ha montato
un grosso generatore e soprattutto un ottimo riscaldamento che gli sarà
molto utile scendendo a Sud verso Opua nostra prima destinazione in
Nuova Zelanda.
Ricambiamo la sua cortesia ripulendogli la carena visto che non può
entrare in acqua a causa di una ferita ad un piede. Si è procurato un
taglio profondo saltando l'altra sera nel canotto a piedi nudi e atterrando
pesantemente sopra la piccola e tagliente ancora tipo Danfhort. Con
un'operazione degna di Rambo si è suturato la ferita da solo senza anestesia
e si è fatto pure le punture di antibiotico per eliminare i pericoli
di infezione. Complimenti!
Federico e Sandro sono ancora incerti sulla partenza vorrebbero avere
la sicurezza di non incontrare depressioni, cosa quasi impossibile scendendo
a Sud, Sandro vorrebbe addirittura aspettare un'alta pressione che attualmente
si trova a Ovest dell'Australia nell'Oceano Indiano. Prima di partire
preparo il pane per i primi giorni di navigazione e un po' di pizza
per la notte.
Salutiamo tutti, fissiamo un contatto radio e ci diamo appuntamento
a Opua. Usciamo dalla passe, ben visibile per la bassa marea, alle 15
del 16 Novembre, fuori il mare è liscio e oleoso, ci si specchia. Dopo
un'ora stiamo ancora aggirando l'atollo e vediamo altre due barche uscire
dalla passe, sono il Toti e Il Mowgli, finalmente si sono decisi, lasciamo
aperto il VHF sul canale 12 per poter comunicare in ogni momento.
I primi due giorni le condizioni sono abbastanza deprimenti, il vento
è completamente assente la navigazione è a motore, procediamo 1500 giri
per ridurre al minimo il consumo, ma se non arriva almeno un alito non
ce la faremo a coprire tutta la distanza, il gasolio non sarebbe sufficiente.
Finalmente una brezzolina ci permette di issare spi leggero e carbonera,
possiamo spegnere il motore. Procediamo a 3 nodi qualche volta a 4.
Gli altri non abituati al vento leggero, anche perché il Toti pesa 20
tonnellate, continuano a motore confidando di trovare vento favorevole
più avanti. Io preferisco navigare a vela anche con le bavette, la nostra
barca è però meno pesante e con le vele leggere di cui dispone gli bastano
pochi nodi di vento per muoversi. Ricorriamo all'utilizzo del motore
solo durante le normali ore di ricarica delle batterie.
Le nostre rotte si dividono Sandro e Federico puntano più a Ovest per
poter meglio contrastare un'eventuale burrasca da Sud Ovest noi invece
decidiamo per una rotta diretta se incontreremo una sventolata da SW
la combatteremo. Rimaniamo fanalini di coda ma risparmiamo un bel po'
di carburante.
La cambusa non è nelle migliori condizioni, la prolungata sosta al Minerva
Reef, che in origine avevo previsto di due giorni, ha avuto come effetto
di spazzare via quasi tutta la verdura fresca e la frutta. Anche il
vino è ormai centellinato quasi fosse un Cognac invecchiato. Non abbiamo
esagerato con la spesa perché sappiamo che la dogana Neozelandese sequestra
e distrugge tutte le scorte alimentari importate con le barche.
Il meteo del 20 Novembre annuncia l'approssimarsi di una perturbazione
che porterà prima vento da Nord Ovest 30\40 nodi poi girerà come al
solito a Sud Ovest molto meno forte. Infatti prima iniziano ad arrivare
grosse onde da Nord Ovest poi un bel 25 nodi di Mistral, diremmo se
fossimo in Costa Azzurra. Prendiamo una mano alla maestra, issiamo lo
yankee e finalmente il Pink Jaws vola col vento al traverso. Come annunciato
arriva a forza di burrasca e viaggiamo veloci con due mani e il fiocco
più la mezzana piena e la trinchetta. Il mare al traverso è enorme,
le onde sono altissime e spesso frangenti, siamo contenti e speriamo
che duri ancora qualche giorno e ci permetta di arrivare a vela. Il
Toti e il Mowgli grazie alla risalita verso ovest adesso possono tenere
un'andatura più larga rispetto alla nostra e navigare un po' più tranquilli.
Comunque la nostra velocità è superiore e recuperiamo le miglia perse
mentre loro procedevano a motore.
La vita a bordo è un po' scomoda e di notte il freddo si fa sentire.
In Nuova Zelanda la primavera è iniziata ma le temperature sono ancora
basse, di notte il termometro scende attorno ai 15 gradi, dopo tanto
tempo dobbiamo dormire spesso con la tuta visto che le coperte, acquistate
a Neiafu nei fondi di magazzino di un cinese, non sono sicuramente tra
le più pesanti e calde.
Quando mancano 150 miglia all'arrivo il vento cala improvvisamente e
gira a Sud Ovest, il cielo si copre e comincia a piovere. Col mare grosso
residuo della burrasca non riusciamo a sfruttare il vento leggero perché
le onde arrestano la barca, ma ormai siamo a tiro di gasolio. Accendiamo
le macchine, rande cazzate al centro, 1500 giri e affidiamo il comando
a Braga due, il nostro fidato pilota automatico.
La mattina il mare diminuisce notevolmente e rimane solo un'onda lunga,
anche il cielo si apre e un sole abbastanza caldo ci asciuga dall'umidità
accumulata durante la notte. Siamo in calma piatta e incrociamo sulla
rotta il Toti che avendo quasi esaurito la sua riserva di carburante
è fermo in attesa che si alzi un po' di vento. Non possiamo rimorchiarlo
perché anche noi siamo al limite e rischieremmo di esaurire la scorta
di gasolio . Ci scambiamo i saluti e proseguiamo.
Oggi è il 23 Novembre e alle 16.00 è un momento storico, avvistiamo
la Nuova Zelanda.
Incontriamo un grosso cargo e siamo quasi tentati di chiedere del gasolio,
ma se i nostri calcoli sono esatti non dovremmo avere problemi. Tanto
per non cambiare le abitudini ci attende un atterraggio notturno, però
qui siamo tornati nel mondo civile e moderno quindi tutto è ben segnalato
da fari e luci che indicano facilmente la rotta per raggiungere Opua
che si trova al fondo di una baia tortuosa e piena di isole.
Sfruttiamo la brezza per entrare nella prima parte della grande Bay
of Islands poi affrontiamo a motore il canale che ci condurrà a Opua.
Sono le due del mattino quando diamo fondo nell'ampia laguna, non lontani
dal grande pontile per le navi e gli yacht. Siamo stanchi ma col morale
alle stelle, questo è un vero traguardo per noi, un punto di arrivo.
Diamo via radio agli amici la notizia del nostro arrivo e siamo contenti
nell'apprendere che finalmente è arrivato un po' di vento anche da loro.
Una notte calma e tranquilla, la barca è talmente immobile che sembra
di essere in secca.
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